Indice

INTRODUZIONE

Il sole era già sorto da diverse ore ed il suo calore riscaldava le terre del Kraiz dove il silenzio della notte aveva già lasciato la scena per far posto al vociare delle persone, troppo intente nelle loro faccende per potersi fermare e spendere anche uno solo dei loro pensieri ai profondi cambiamenti che erano avvenuti in città nelle ultime settimane. Non era un popolo abituato a vivere nell'instabilità o nella paura che un giorno la sicurezza riposta nella figura che lo comandava potesse venire meno. No, di certo non loro, proprio loro che erano i cittadini di Turf, la capitale del Kraiz, loro che avevano la fortuna di vivere in una florida e sicura città scavata all'interno di una montagna. Questo dava loro un senso di protezione, aumentato anche dalla fiducia che nutrivano verso l'esercito e verso il loro re. Ma questa solidità inizio' a vacillare a causa di una serie di tragici eventi.
Solo una quindicina di giorni prima, i cittadini avevano assistito alla prematura scomparsa del principe proprio nel periodo in cui si stavano preparando i festeggiamenti del suo matrimonio con la figlia dell'imperatore Baldor del Restek, un matrimonio di convenienza volto a siglare una pace fra il loro stato e quello del Kraiz, in un periodo in cui le alleanze avevano un forte valore per via delle minacce di guerra di un altro regno limitrofo, lo Zhe'.
Ma solo pochi giorni dopo dovettero assistere ad un altro doloroso avvenimento, la morte del loro re. Questa avveni' durante una sommossa operata da un gruppo di emarginati, considerati dagli abitanti di Turf dei reietti solo perche' disponevano di abilità naturali fuori dal comune, che li facevano apparire pericolosi e per questo dovevano essere esiliati, costretti a vivere nel sottosuolo della città.
Mentre ogni istituzione sembrava venire a mancare un altro particolare evento colse impreparati i cittadini: in punto di morte il re dono' il sigillo reale, e di conseguenza il suo potere di comando, alle sei persone inviate dal re Baldor per scortare la figlia Jasmine in modo che lei potesse giungere sana e salva per il matrimonio.
Il valore di questa piccola compagnia non era noto a nessuno e nessuno dei sei avventurieri passati al potere si era mai recato in precedenza in quella città.
Con grande sbigottimento gli abitanti di Turf furono spettatori di un cosi' repentino cambio di carica ignorando quale mai potesse essere stata la ragione che avesse spinto il re a porre la sua fiducia nelle mani di estranei.
Per loro non fu certo un lieve cambiamento: dopo secoli di monarchia si ritrovarono ad essere governati da un'oligarchia composta da sconosciuti.
Forse per via delle tragedie avvenute, i cittadini sentirono il bisogno di essere ottimisti e accettarono di buon grado di aggrapparsi alla speranza di un periodo di pace e tranquillità, offerta da quella piccola compagnia che forse poteva evitare che tutto il Kraiz andasse allo sfascio nel caso non ci fosse stato nessuno al suo comando.
Furono quindi subito pronti ad accogliere i nuovi arrivati ed assistere ad un loro comizio dopo due giorni dalla scomparsa del re.
Sul palco videro alternarsi e presentarsi sei diverse figure che di certo non potevano vantare un portamento regale, ma che sembravano ben determinate a dare il loro meglio per garantire un buon operato come governatori dello Stato.
La folla accolse applaudendo dal primo all'ultimo tutti gli oligarchi che avanzavano sul palco per tenere un discorso di presentazione. Distinsero per primo un elfo oscuro non puro (probabilmente una razza mista fusa con un berserk di cui ne portava diversi tratti), di nome Crom, che con fare deciso mostrava il sigillo reale e rassicurava il popolo sulla consapevolezza della responsabilità ereditata dal precedente re e della ferma decisione di dare stabilità allo Stato del Kraiz. Poi fu il turno di un minotauro, Gerelt (aggiunse “l'immortale”), anch'esso di razza mista e in questo caso erano evidenti le caratteristiche da Darling, che conferivano a questa creatura un aspetto decisamente piu' piacevole rispetto ai normali stereotipi della sua razza.
Ma sul palco sali' anche un minotauro puro, che si presento' come Jancor “Ascia lucente” che colpi' il pubblico per il fatto di essere l'unico a presentarsi armato. Mentre parlava ai cittadini un'enorme ascia, legata sulla schiena, faceva capolino dalle sue spalle.
Il discorso prosegui' poi per voce di un uomo dei deserti, che si presento' ai suoi sudditi sotto il nome di Ophle, seguito da un'interminabile serie di appellativi e riconoscimenti, i quali poi fecero spazio a una premessa al suo monologo e poi al giuramento di fedeltà verso il popolo.
Dopo una presentazione cosi' formale e precisa i cittadini rimasero un po' spiazzati nel vedere chi prese il posto di Ophle per far continuare la cerimonia: uno gnoll ingobbito avanzo' sul palco facendo un discorso che a molti rimase oscuro. Dalle parole poco chiare proferite dallo Gnoll i cittadini riuscirono ad evincerne il nome, Zac Niel Gar, e rimasero comunque ad ascoltare cio' che aveva da dire quella creatura che pur avendo dei problemi di dislessia riusciva a catturare la loro attenzione per via del suo fare risoluto e dell'eleganza dell'uniforme che aveva indossato per l'occasione. Nonostante appartenesse ad una razza decisamente non affascinante alla fine del discorso sembrava che Zac fosse riuscito a riscuotere i favori del popolo. A restituire un po' di splendore alla compagnia ci penso' il sesto e ultimo membro dell'oligarchia, un'elfa dei boschi di nome Aerendil, la cui visione era davvero piacevole; poche creaure in quella città potevano paragonarsi a lei in quanto a bellezza e lei ne era ben consapevole.
Ebbero il via i festeggiamenti ma non furono eccessivi dal momento che tutti ricordavano gli avvenimenti accaduti pochi giorni prima.
Ma gli abitanti di Turf non fecero in tempo ad abituarsi alla presenza di questi nuovi comandanti che già li videro partire. Gli oligarchi dissero al popolo che lo stato era minacciato da pericolose creature (che portavano il nome di Cavalieri dell'Ombra) che presto avrebbero assediato la città, lo stato e via via anche gli altri stati. Con immenso dispiacere i sei avevano preso la decisione di lasciare la capitale alla ricerca di tali creature e, una volta trovate, di eliminarle per garantire la serenità dei propri sudditi. La piaga doveva essere subito estirpata.
Al palazzo reale rimase solo Aerendil e il consiglio creato dai sei come aiuto e come eventuale voto che potesse risolvere decisioni nelle quali vi fosse stata parità fra le votazioni dell'oligarchia.
Ma anche l'ultima oligarca rimasta a Turf fu costretta a fuggire in seguito a continui attentati volti proprio a toglierla di mezzo.
Cosa avvenne durante il viaggio degli oligarchi sarebbe una storia troppo lunga da narrare (forse un giorno verrà descritta, ma non ora), basti solo sapere che dopo numerose battaglie contro nemici di ogni sorta e dopo aver viaggiato per lontane lande, i sei riuscirono a ritrovarsi e nel frattempo a loro si era unito uno strano personaggio, Gelu, dotato di eccezionali poteri. Al momento del loro riavvicinamento avevano già portato a termine la maggior parte degli obiettivi prefissati, rimaneva solo un ultimo nemico da abbattere, il piu' temibile.
Furono Jankor, Aerendil e il nuovo arrivato ad offrirsi per completare quell'ultima missione e quindi la compagnia fu costretta nuovamente a separarsi. Troppi giorni erano passati da quando avevano lasciato la capitale ed ora era necessario farvi rientro, quindi Crom, Ophle, Zac e Gerelt decisero di partire immediatamente in direzione di Turf.
Lo stesso fecero qualche giorno dopo Jankor e Aerendil quando portarono a termine l'impegno che si erano presi, mentre Gelu decise di ritornare a vivere nei suoi boschi e lasciarsi avvolgere dalla magia della natura.
E qui tutto ebbe inizio.

CAPITOLO I

SULLA VIA DEL RITORNO
Lo stesso sole che in quel momento stava riscaldando i cittadini di Turf, in un altro punto del Kraiz penetrava con i suoi raggi all'interno di una rigogliosa foresta dove quattro figure si muovevano con passo veloce. Ormai da diversi giorni non vedevano altro che impervi sentieri, alberi dalle ramificazioni più disparate (che talvolta erano cosi' basse da rendere difficoltoso il passaggio), in una monotonia che veniva spezzata da piccole e improvvise radure e dalla comparsa di animali selvatici, i quali non appena si rendevano conto della presenza dei quattro si dileguavano nella vegetazione.
Avevano molto camminato e si erano concessi poche e brevi pause per il riposo e il ristoro, ma nonostante questo non erano ancora riusciti a scorgere in lontananza la loro meta.
Erano completamente circondati dal verde e se provavano a spostare il loro sguardo all'orizzonte non vi erano altro che alberi. Ma la direzione era senz'altro quella giusta. Questo era il pensiero che continuava a ripetersi Ophle nella sua testa. L'uomo dei deserti si era preso la responsabilità di guidare i compagni verso la capitale: per lui era una sensazione nuova. Le sue doti nell'uso della magia lo portavano sempre a preferire le retrovie, da dove poteva sorvegliare l'evolversi degli eventi ed agire di conseguenza senza dover troppo esporsi. Aveva parecchi assi nella manica e piu' di una volta si erano rivelati molto utili per risolvere situazioni scomode. Ma ora doveva farsi avanti poiche' fra tutti era quello che nei suoi anni passati in ateneo, aveva piu' approfondito lo studio della cartografia. In caso di pericolo aveva comunque le spalle ben coperte dal resto della compagnia. La formazione a rombo, adottata per procedere nel loro viaggio, faceva si' che Ophle fosse subito seguito da Gerelt e Zac.
Entrambi gli garantivano una protezione più che adeguata in quanto avevano una buonissima preparazione militare.
Il primo viaggiava leggero poiche' privo di armamenti, ma nonostante questo non era certo indifeso. Il minotauro-darling aveva preferito concentrare i suoi studi in una scuola che lo addestrasse al combattimento corpo a corpo, in modo da non dovere mai ricorrere ad armi rimanendo allo stesso tempo letale. Secondo lui in una battaglia queste non offrivano un grosso vantaggio, ma le considerava un impedimento che avrebbe solo avuto l'effetto di rendere meno veloci i suoi colpi. E qualora tutta la sua abilità in uno scontro fisico non fosse stata sufficiente, avrebbe comunque potuto aggrapparsi alla magia. Gerelt passo' quattro anni in un monastero e la sua devozione verso la divinità Belolla lo porto' ad avere un'ulteriore risorsa sulla quale contare nel caso avesse avuto dei problemi che non fosse riuscito a risolvere con le sue sole forze. Ma questo avveniva cosi' di rado che il minotauro-darling non ricorreva quasi mai alla magia.
E come lui anche Zac Niel Gar preferiva affidarsi alle sue sole forze in combattimento. Questa sua convinzione, maturata negli anni, l'aveva portato a non avvicinarsi mai a stregonerie e incantesimi. Infatti scelse di spendere i propri anni di addestramento nelle caserme, nelle quali acquisi' le tecniche necessarie per poter fronteggiare un nemico utilizzando scudi e armi lunghe, prediligendo l'alabarda come mezzo per far cadere gli avversari.
L'ultimo elemento della compagnia, che chiudeva la formazione in marcia nell'ultima linea era Crom. Ma non si trovava li' per timore di affrontare uno scontro in prima posizione, ma solo per l'esigenza del gruppo di avere qualcuno in fondo che potesse reggere un eventuale agguato teso alle spalle e lui ne sarebbe stato perfettamente in grado.
Dei quattro in viaggio molto probabilmente era l'unico che avrebbe potuto combattere da solo contro parecchi nemici uscendone vittorioso. Questo perche' era in possesso di magie davvero potenti, superiori come potere distruttivo a quelle che avevano a disposizione Gerelt e Ophle. Come il minotauro, anche lui aveva deciso di passare i suoi anni di addestramento nei monasteri, avvicinandosi prima alla divinità Tustodo per poi approfondire le sue conoscenze diventando un sacerdote di Voshan. A parte questo, l'elfo-berserk poteva contare anche su un'ulteriore risorsa: quasi un lustro prima si era imbattuto in una comunità di esseri molto particolari che facevano uso di bioparassiti per aumentare le loro capacità, fondendo il loro corpo direttamente con il metallo. Portando a termine un compito da loro affidato, ottenne anche lui un bioparassita da impiantare nel proprio braccio, il quale gli permetteva di avere un robusto scudo di metallo, non allacciato al suo arto, ma che faceva parte del suo stesso corpo.
Ogni singolo componente della compagnia aveva quindi una buona preparazione e il fatto che fossero ancora tutti in vita nonostante le incredibili peripezie affrontate nel corso degli anni, ne era la prova. In rapporto alle loro razze erano ancora molto giovani ma in passato ebbero avuto tantissime occasioni per misurarsi con pericolose sfide e potenti nemici, ma a differenza di questi ultimi, loro erano ancora vivi e grazie all'esperienza che avevano maturato fino a quel momento erano consapevoli delle loro capacità e della loro forza. Anche questo veniva loro in aiuto ora che si ritrovavano a governare un intero stato, responsabilità enorme considerata la loro età.
Ma solo il pensare a questo, forniva loro l'energia necessaria per continuare e per cercare di arrivare a Turf dai loro sudditi nel minor tempo possibile.
Ma la pazienza iniziava a venire meno e Gerelt fu il primo a manifestarlo. Chiese ad Ophle se fosse certo della strada che stavano seguendo, sottolineando il fatto che l'essere “immortale” lo portava ad avere tanto tempo a disposizione, ma non voleva sprecarlo tutto in quella foresta.
Alla battuta del minotauro-darling, Ophle si giro' immediatamente verso di lui e lanciandogli uno sguardo di sfida gli rispose che se non si fidava poteva passare lui alla guida, ma che non sarebbero andati molto lontani e che solo lui grazie alle sue conoscenze avrebbe potuto portarli a capitale entro pochi giorni.
Avvertendo il fatto che i due si stavano animando, Crom li interruppe dicendo che bisognava sperare di essere ancora vivi nei prossimi giorni perche' le scorte di cibo stavano per finire e che presto avrebbero dovuto ricorrere alla caccia. All'idea di dover cacciare i tre si voltarono a guardare Zac e non poterono fare a meno di scoppiare a ridere ricordando le assurde trappole che ogni tanto lo gnoll progettava.
Accortosi di essere il motivo dell'ilarità generale Zac perse la calma e nel suo solito modo un po' contorto dovuto alla dislessia, si rivolse ai compagni dicendo qualcosa del tipo: >. Seguirono poi molti altri commenti volti ad istigare lo gnoll, ma mentre la pazienza di Zac stava per esaurirsi completamente, dei rumori provenienti dal bosco di fronte a loro misero fine al diverbio dei due oligarchi e catturarono tutta l'attenzione del gruppo. Sembrava il rumore di cavalli e di metallo che batteva. Zac, che per natura era provvisto di un olfatto decisamente affidabile, annusando in direzione del baccano che pian piano si avvicinava distinse anche la presenza di uomini. Con molta circospezione si avvicinarono alla fonte di quei rumori, addentrandosi in un punto della boscaglia piuttosto impervio sentendo che metro dopo metro il frastuono andava aumentando. Dopo aver superato diversi punti di fitta vegetazione con loro sommo stupore si ritrovarono al limite della foresta e videro una lunga strada sterrata che si stendeva lungo quel confine. Ma lo sguardo si fisso' su di un gruppo di soldati che stavano percorrendo quella via. Alcuni procedevano lentamente a cavallo, altri invece camminando si allontanavano di tanto in tanto dal gruppo principale fino a scomparire nella foresta. Potevano nitidamente vedere che le guardie che si muovevano a piedi erano armati di corte spade ed erano protetti da armature semicomplete. Nel gruppo a cavallo si potevano scorgere due figure che guidavano il resto del drappello e che davano le indicazioni ai soldati sugli spostamenti che dovevano effettuare. Erano troppo lontani per riuscire a distinguere i simboli che portavano sulle armature e quindi per identificarli. Potevano essere finiti dritti dritti in mezzo a nemici.
Questi pensieri pero' furono spazzati via quando improvvisamente si accorsero che il rumore di metallo ora proveniva anche dall'interno della foresta, nei paraggi del luogo che loro avevano abbandonato per raggiungere il margine del bosco. Il rumore si faceva sempre piu' vicino e fra poco li avrebbero trovati.Capitolo II

CAPITOLO II

GLI ULTIMI IN MARCIA
Un giorno e mezzo dopo, quella polverosa strada battuta da soldati che conduceva a Turf, veniva calpestata anche da un minotauro e da un'elfa dei boschi.
Avevano da poco tempo terminato di combattere e superare l'ultima insidia che minacciava la sicurezza del loro regno, il Signore delle Ombre, un essere del quale in pochi ne conoscevano l'esistenza. In gran segreto nell'ultimo periodo aveva mosso i suoi cavalieri alla ricerca dei talismani che avrebbero fatto aumentare il suo potere in modo da non poter piu' essere contrastato da alcun essere sulla faccia di Unalon: una volta che il suo piano avesse avuto successo si sarebbe rivelato per assoggettare, stato dopo stato, tutto il continente.
Fortunatamente Jankor, Aerendil e Gelu, un elfo oscuro dotato di incredibili poteri e oggetti magici eccezionali, riuscirono a stanare quello spietato essere prima che raggiungesse il suo scopo.
Ma non fu solo per merito dell'elfo oscuro che i tre riuscirono a sopraffare il nemico. L'elfa dei boschi, nonostante il suo aspetto di fragile e incantevole creatura, disponeva di potentissime magie che esercitava sulla materia inanimata, che la mettevano in condizione di scatenare contro chi la ostacolava enormi palle di fuoco o altre stregonerie altrettanto distruttive. Ma doveva ancora imparare come dosare la sua magia, troppo spesso aveva assecondato il suo istinto con il risultato di produrre effetti magici nel momento sbagliato o che avevano addirittura danneggiato i suoi compagni.
Una cosa pero' era certa, meglio averla dalla propria parte accettandone anche tutti i rischio…
Il minotauro invece non aveva particolari incantesimi utili in battaglia, ma poteva contare su delle validissime abilità da guerriero. In combattimento erano rare le volte in cui incontrava difficoltà nel far cadere un nemico sotto i colpi della sua ascia. Già la sua ascia. Incredibile arma di cui ne andava fiero e della quale era molto protettivo. L'aveva “trovata” lungo la ricerca dei talismani e da allora ne aveva provato un fortissimo attaccamento, si sentiva profondamente legato a lei. Quell'arma, oltre ad essere incredibilmente resistente e di valore (sulla sua superficie si distinguevano finissimi intarsi fra i quali il simbolo degli elfi dorati), era pregna di magia e conferiva a Jankor una forza incredibile; quell'oggetto stesso aveva trovato in lui il padrone. Altri non sarebbero neanche riusciti a sollevarla figuriamoci a brandirla. Il minotauro invece la muoveva e roteava come la piu' maneggevole fra le scuri.
Dopo aver tolto dalla circolazione il Signore delle Ombre i due oligarchi si separarono da Gelu per fare ritorno in capitale, questa volta definitivamente. Aerendil era preoccupata per quel rientro a Turf: lei stessa era stata costretta a fuggire dalla città in quanto nel periodo in cui lei era rimasta da sola a gestire lo Stato, era stata vittima di numerosi attentati. Non avendo piu' ricevuto notizie dal palazzo reale non aveva la piu' pallida idea di quale situazione si fosse creata. Nella migliore delle ipotesi il Consiglio aveva preso le redini del Kraiz amministrandolo durante l'assenza dei sei, mentre la peggiore poteva essere che chi aveva tentato di farla fuori fosse riuscito a salire al potere. No, questo era una possibilità che l'elfa doveva tentare di cancellare dalla sua mente. Anche Jankor era piuttosto silenzioso e assorto nei suoi pensieri ma era di certo piu' ottimista rispetto alla compagna. Il minotauro non faceva altro che pensare che tra poco l'oligarchia sarebbe stata di nuovo riunita e che a quel punto avrebbero potuto gestire qualsiasi situazione fra le mura del loro palazzo. Quanto gli mancava il suo alloggio regale! L'aveva potuto occupare per pochissimo tempo e cio' gli dispiaceva molto poiche' era sicuramente il luogo piu' lussuoso che avesse mai abitato e che avesse mai potuto sperare di abitare.
La sua vita e quella dei suoi compagni era radicalmente cambiata da quando avevano assunto la carica di oligarchi ma avevano esercitato questo potere per un periodo cosi' breve che il minotauro ancora non riusciva a sentire il peso di questa responsabilità sulle sue spalle. Ci avrebbe ripensato una volta giunti in capitale. Mentre procedevano silenziosamente immersi nelle loro riflessioni lungo una strada sterrata che avevano intrapreso da poche ore, poterono scorgere in lontananza due figure ferme a cavallo. Erano ancora molto distanti e non erano voltate nella loro direzione.
Come primo impulso Aerendil e Jankor tentarono di trovare nascondiglio nella foresta che costeggiava un lato della strada. Il minotauro senza dare troppe spiegazioni alla compagna inizio' a pronunciare i versi di una preghiera accompagnando le sue parole con dei movimenti delle braccia volti a disegnare in aria qualcosa che solo lui riusciva a comprendere. Quando ebbe terminato questo suo rito, disse all'elfa che ora la sua vista si era fatta notevolemte piu' acuta e che senza difficoltà avrebbe potuto studiare le due figure lontane.
Portandosi il piu' vicino possibile alla strada inizio' a scrutare i due cavalieri: non c'era piu' alcun dubbio, erano due soldati di cui riusciva a distinguerne anche la razza, erano umani, nonostante avessero il corpo quasi interamente ricoperto da un'armatura. Sulla stessa trovo' i simboli che identificavano l'esercito d'appartenenza ma non fu in grado di riconoscere a quale città appartenessero. Ritorno' poi dall'elfa comunicandole cio' che aveva visto e insieme studiarono il da farsi.
Secondo i loro calcoli ormai dovevano trovarsi già molto vicini a Turf e non potevano rischiare di rallentare il loro viaggio nell'eventualità di uno scontro con quei due soldati. Non potevano sapere se ce n'erano altri e se questi ultimi li avessero individuati allora sarebbe stato davvero complicato tornare in città velocemente. La via d'uscita migliore era continuare il loro cammino senza farsi vedere da quei cavalieri ma purtroppo si trovavano proprio sulla loro strada: per aggirare questo inconveniente l'elfa ebbe un'idea.
Spiego' al minotauro che grazie ad un suo incantesimo avrebbero potuto procedere nel loro viaggio costeggiando quella strada senza incontrare la minima difficoltà. Aggiunse che la sua magia avrebbe fatto si' che lungo quella via tutte le creature presenti avrebbero percepito al loro posto solo erba. Anche il minotauro non sarebbe stato in grado di vedere la compagna e per questo si accordarono sulla velocità da mantenere nel percorrere quel tratto. Non era la prima volta che l'elfa ricorreva all'incantesimo del Mondo Illusorio e questo aveva sempre funzionato piuttosto bene: c'erano solo minime possibilità di fallimento in quanto quella magia non aveva effetto creature particolarmente dotate di sensi molto acuti, ma incontrarne una avveniva molto di rado.
Dopo le ultime spiegazioni fra i due Aerendil inizio' a muovere il suo capo facendogli fare delle rotazioni e oscillazioni come se si stesse sciogliendo il collo, ma mentre lo faceva sussurrava parole incomprensibili e tutto d'un tratto una specie di piccolo vortice girava intorno alla sua testa. Quando l'elfa termino' di pronunciare quelle arcane frasi quella spirale d'aria scese a terra come se fosse assorbita, appiattendosi e allargandosi su una vastissima aerea. Il minotauro stava assistendo a uno spettacolo straordinario e quando si volse per fare i complimenti alla compagna non fu piu' in grado di vederla e con suo incredibile stupore non riusciva a vedere neppure se' stesso. In quel momento stava imponendo al suo cervello di alzare un braccio, poi l'altro, ma non riusciva a distinguerli. Vedeva muoversi solo dell'erba per terra. Raccolte le idee capi' che non era più il momento di esitare e che dovevano iniziare quel tragitto come da accordi presi. Non potendo fare altro, affidandosi alla magia dell'elfa incomincio' a camminare lungo quel prato che lambiva la strada. Ma qualcosa ando' storto.
Quando si trovavano a una ventina di metri dai due soldati, videro uno di essi spronare il cavallo e partire in loro direzione. Sembrava che avesse detto al proprio compagno di fare lo stesso ma quest'ultimo rimase fermo come se non avesse capito le intenzioni dell'altro.
Il cavaliere fermo' il proprio cavallo quando giunse a pochi metri dall'elfa. L'uomo, senza scendere da cavallo, con tono imperioso si rivolse ai due oligarchi chiedendo chi fossero e a quale stato appartenessero. Erano stati scoperti e, disorientati da questo fatto inaspettato, avrebbero dovuto velocemente inventarsi qualcosa.